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27/11/2013

Mudança e altri viaggi

Eccomi qua, dopo seimila Km percorsi in aereo, piedi, autobus, treno, auto tra cinque città (Lisbona, Bologna, Orte, Viterbo, Roma) e tanti amici, vecchi e nuovi.
Un viaggio di lavoro in quel di Bologna si trasforma in un'occasione per riabbracciare tante persone che sono parte importante della mia vita.
Vi ringrazio tutti, amici miei, uno per uno.
Ringrazio chi è venuto da lontano anche solo per vedermi poche ore, chi mi ha ospitato felice nella sua casa nel solito quartiere bolognese e mi ha portato a fare colazione al solito bar; chi m'è venuto a prendere dopo il lavoro per farmi conoscere il suo gioiello di un anno e mezzo (col quale siamo diventati subito amici!), chi mi ha reso partecipe delle sue difficoltà e delle sue gioie davanti all'ennesimo ginseng, chi è stato troppo breve ci rifaremo, chi ho abbracciato in carne ed ossa dopo un anno intenso di web; chi mi è venuto a prendere all'ennesima stazione con un vento gelido, chi mi ha fatto una sorpresa (mia madre), chi è sempre mia sorella soprattutto quando ci battibecchiamo.

Un brindisi per mrT, il grande assente

Ritorno a Lisbona la sera tardi, e il giorno dopo trasloco quintali di roba a casa nuova. Una faticaccia per il corpo, ma almeno col cuore pieno.
La prima cena consiste in una piadina con stracchino (ne ho scoperto uno buonissimo ultracremoso che fanno a Sorano) e culatello su un tavolo di fortuna infilato tra le macerie. Un po' di gratifica anche per il corpo.




Stamattina stremata mi sveglio così. L'alba entra prorompente dalle finestre della cucina.
"Mudança". Dal verbo "mudar", che significa anche cambiare.
Rende molto piú di "trasloco", che rimanda a qualcosa di puramente fisico.


Un'altra lunga giornata mi aspetta, eppure questa luce mi dà una forza nuova.








30/05/2012

30 Maggio

Il 30 Maggio 2001, undici anni fa (!) i Radiohead venivano a suonare all'Arena di Verona nella loro unica tappa italiana. Mancavano pochi giorni all'uscita di "Amnesiac", ma già la loro musica aveva subito una svolta più elettronica con "Kid A". Io fino a quel momento avevo tutti i loro CD, tranne uno, "OK Computer", uno dei capolavori degli anni '90, che però conoscevo a memoria, e che avrei acquistato proprio dopo quel concerto, folgorata dall'esecuzione live. E che mi è tanto caro che ormai è uno di famiglia. Tra l'altro in casa OceansTwo ne girano ben due copie. Due di famiglia, quindi.

Maggio a Bologna è un mese che può essere già caldissimo, ed è il tempo delle ultime lezioni prima della sessione estiva di esami. 
Si sparge la voce, i Radiohead vengono a suonare a Verona. Chi viene con me? Solo un mio amico risponde all'appello, e sarà con lui che avrei visto uno dei concerti più belli di sempre. Per me, e non solo.






Per tutti quelli che ebbero la fortuna di assistervi.
Perché fu davvero uno spettacolo incredibile.
Per la location, per la luce del tramonto su quelle sagome e sui corpi dei quindicimila accorsi, per l'anima che ci misero loro nel suonare, ed il pubblico nel lasciarsi incantare.
Presi i biglietti, 50.000 lire, in gradinata. In un'epoca in cui non c'era bisogno di acquistarli un anno prima, non c'era bisogno di programmare il dettaglio, c'era più spazio per l'improvvisazione.
Il 30 Maggio è un pomeriggio caldissimo e giallo, a Verona. Io aspetto il mio amico davanti all'Arena perché sono arrivata prima, e quando entriamo il sole si avvia al tramonto di fronte a noi. Ed io ricordo in maniera netta che quando attaccano "Lucky" sotto un cielo rosso fuoco non riesco più a contenere l'emozione. È un pezzo struggente, scritto da Yorke e soci per War Child, l'associazione che raccoglieva fondi per i bambini vittime della guerra in Bosnia (qui il video ufficiale).

Ho anche trovato il video integrale di quella serata, girato da una postazione appena un po' più in alto da  dove ci trovavamo noi, e al minuto 10.20 quell'emozione si rinnova.





Adesso il mio pensiero va all' amico che era con me a quel concerto, e con cui rimasi alcune ore in una Verona notturna e calda in attesa del primo treno per Bologna, ascoltando Battiato dagli stessi auricolari. Penso a lui e a tutti gli amici che ho in Emilia. So che la paura è tanta, ma tenete botta!

Il 30 Maggio a Lisbona può far molto caldo. La mattina del 30 Maggio del 2012, insieme alle belle sensazioni che questa data porta con sè, ancora mi gongolo per i regalini che ho ricevuto ieri da Dublino. Regalini che mi ha mandato Antonella per il primo compleanno di OceansTwo, e di cui sono stata felicissima!
Ancora mi gongolo dunque, quando arriva la pausa pranzo, e per oggi io e Mariantonietta siamo riuscite a combinare un incontro. Sono due ore di chiacchiere a ruota libera, credo di averle fatto una capa tanta davvero, ma le cose vengono una dopo l'altra,  e due ore sono volate. Parlando di Lisbona, di noi, di viaggi e...di Scarface.
Mi costa tornare ai posti di combattimento, ma mi tocca. 
Prima ascolto un'altra volta Lucky, però.
I feel my luck could change...



LUCKY by Radiohead

I'm on a roll, I'm on a roll
This time, I feel my luck could change
Kill me Sarah, kill me again with love
It's gonna be a glorious day

Pull me out of the aircrash
Pull me out of the lake
I'm your superhero
We are standing on the edge

The Head of State has called for me by name
But I don't have time for him
It's gonna be a glorious day
I feel my luck could change

Pull me out of the aircrash
Pull me out of the wake
I'm your superhero
We are standing on the edge








24/03/2012

La mia casa è dove sono: Bologna-Firenze e ritorno.

Gli ultimi dieci giorni sono molto movimentati da queste parti. 
Per motivi di lavoro ho dovuto organizzare in fretta e furia una capatina in Italia e precisamente a Firenze, con aereo  che atterrava e ripartiva da Bologna. 
In questa città ho trascorso gli anni unici dell'Università e ho molti amici meravigliosi; a Firenze non ci ho mai vissuto, ma un tempo (che mi pare un secolo fa) ero a due passi in quel di Siena, tra colline e casolari lussuriosi di verde. 
E proprio a Firenze ci sono altre due mie amiche: una con cui ho condiviso per molto tempo chilometri di portici bolognesi, e un'altra che ora ci vive, serbando nel cuore l'odore ed il colore di Lisbona, dove l'ho fortunatamente conosciuta.
Sono stati giorni intensi di lavoro proficuo, di fatica, ma anche di emozioni.
Nel rivedere certi luoghi m'è sembrato di non averli lasciati mai. Del resto come potrebbe essere diversamente, quando si è certi luoghi?





Al mio arrivo alla stazione di Bologna un mio amico mi è venuto a salutare portando il pranzo prodotto con le sue manine: scaccia ragusana al sugo e formaggio. Buonissima! 
Per la cronaca, al ritorno una provola ragusana è finita anche nella mia valigia.




Indovina cosa ti cucino: un delizioso foglietto con elenco degli ingredienti stilato appositamente per una cena fiorentina in mio onore!

Indovinate se ho indovinato...
E comunque...come mai tutti mi prendono per la gola?!


Firenze, il panorama tipico visto dal posto in cui mi trovavo. Quante scorazzate per quelle colline mi sono venute in mente tutte insieme! 
E poi la pausa pranzo in una Casa del Popolo, di quelle che andavano negli anni '70 e che ancora si trovano in Emilia e in Toscana.
Quelle della  tombola e del famoso dibattito di "Berlinguer ti voglio bene".















Stazione di Bologna: il rientro si avvicina. L'ultima sera in pizzeria per salutare tutti (in centro, per "le strade della mia vita"), con arancia buonissima direttamente dagli alberi di un amico che se le fa mandare dalla Sicilia e un Amaro del Capo che mette a posto tutta la stanchezza  residua.  




I rassicuranti portici bolognesi: quanti segreti sanno custodire, quante storie potrebbero raccontare...

                                                         



Poi, di già, il tempo di tornare. 




Outra vez te revejo, Lisboa e Tejo e tudo-,
transeunte inútil de ti e de mim,
estrangeiro aqui como em toda a parte,
casual na vida como na alma,
fantasma a errar em salas de recordações,
ao ruído dos ratos e das tábuas que rangem
no castelo maldito de ter que viver...

Lisboa Revisitada, Álvaro de Campos (F Pessoa).
(Qui  trovate quest'ultimo pezzo in una traduzione di A. Tabucchi).




La vista del Tejo in un pomeriggio caldo e azzurro mentre trascino a stento le valigie negli ultimi metri verso casa.







27/02/2012

Storia di una caponata

La caponata siciliana è un piatto tradizionale che sa di pranzi in famiglia, di giornate estive e di donne chine in cucina a friggere le melanzane il cui odore si spande per le strade assolate.
Per me è però molto di più. Negli ultimi anni di università le cene bolognesi si aprivano  e venivano scandite immancabilmente a colpi di mitici vasetti sottovuoto provenienti proprio dalla Sicilia e prodotti dalle amorevoli e sapienti mani di una zia che aveva ereditato l'arte da una nonna che conosceva tutti i segreti della cucina palermitana.
Aprire un vasetto di caponata voleva dire tuffarsi in un mondo di profumi generosi, era come sciogliersi negli abbracci da cui non vorremmo staccarci mai.
Gli amici ne andavano tutti matti, con le loro grosse cucchiaiate nel barattolo (altro che nutella).
Al punto che qualcuno ci fece anche indigestione...ma, nonostante le sofferenze, al solo pensiero di un unico, piccolo, minuscolo cucchiaino di caponata c'è chi ancora va in visibilio.

Oceanstwo ha la missione di diffondere il culto della caponata sicula, e quindi ne lascia traccia al suo passaggio. Ricordo una trasferta di lavoro in Spagna con vasetto al seguito da lasciare all'amica dell'indigestione, vasetto che raggiunse i segreti uffici universitari madrileni dove sopravvisse poche ore all'assalto di palati spagnoli intenditori.
Ricordo altre trasferte in Baviera col pingue vasetto per deliziare un'amica che era un po' triste e che aveva bisogno di essere tirata su.
Ricordo cene in Toscana con gli amici di Siena ad insinuare l'amore per la magica mistura di verdure, al punto che poi loro stessi provvedettero a produrla in casa.
E altrove, a farla conoscere persino a due simpatici coniugi del Camerun, che volevano imparare a cucinare italiano.
Poi venendo qua lo spaccio di vasetti è stato interrotto.
Stavolta tocca proprio a me in veste di esecutrice diffonderla in terra lusa, così mi ci sono cimentata in vista di una delle ormai famose (!) cene della Domenica, sapendo in cuor mio che non avrei mai uguagliato l'inarrivabile, ineffabile Caponata della zia Rossella.

RICETTA
3 melanzane non enormi (ideali le tunisine)
1 gambo di sedano
2 cipolle
una 10ina di olive verdi
un cucchiaio di capperi piccoli dissalati
200 ml di passata di pomodoro (ideale sarebbe un po' di estratto)
aceto e zucchero (bianchi) secondo la propria sensibilita'
olio evo

Tagliate le melanzane in piccoli cubetti che farete stare ammollo in acqua e sale per un'oretta.
Asciugateli, friggeteli in olio caldo, salateli e mettete da parte.
Sbollentate il sedano tagliato a pezzettini piccoli in acqua e sale. Preparate nel frattempo una pentola con 1 cucchiaio di olio e le cipolle a fettine e fatele appassire con un po' di acqua fino a quando saranno morbide, quindi aggiungete il pomodoro e fate andare per una 20ina di minuti.
In una padella mettete 1 cucchiaio di olio, le olive snocciolate e i capperi e accendete il fuoco. Dopo 5 munuti aggiungete il pomodoro con le cipolle.
Momento topico: la creazione dell'agrodolce. Molto della riuscita del piatto sta in questo passaggio, ma è proprio qua che non ci vogliono le bilance, ma si va a occhio. Indicativamente versate un po' di aceto e 2  cucchiai rasi di zucchero, mescolate ed assaggiate per vedere se vi soddisfa. Altrimenti poco alla volta aggiungete altro aceto e zucchero.
Unite le melanzane mescolando per amalgamare il tutto.
Servite fredda. Possibilmente a cucchiaiate!



Alla fine ha superato la prova.  E se lo dice uno che è cresciuto con quella vera, io mi devo fidare.
Eh sì, forse sarò anche riuscita in parte a catturare qualche nota...ma il dolce cloc del vasetto che si apre... quello è un suono irriproducibile.




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