30/07/2012

I diari della Costa Vicentina/1

E così, dopo dieci giorni in compagnia, OceansTwo ritornò alla routine lisboeta. 
Ma ancora per pochi giorni, perché la settimana di ferie si avvicinava, nella natura del Parque do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, una regione che comincia ad un paio d'ore a sud di Lisbona, offrendo un centinaio di Km di costa assolutamente selvaggia. 

Con questo post inauguro dunque i diari della Costa Vicentina 2012, per immortalare momenti di quest'estate, che per me in pratica comincia solo ora. Saranno post brevi, in cui lascerò parlare le immagini. Perché è questa l'essenza del Parco: natura allo stato puro. Le spiagge sono incastonate tra le rocce, oppure nascoste tra le dune sabbiose, alcune si rivelano subito, altre bisogna meritarsele, ma lo sforzo viene più che ripagato. 




Non ci si stancherebbe mai di cercarne un'altra, l'ennesima meraviglia, per lasciarsene conquistare ed eleggerla a spiaggia della vita.







17/07/2012

Un posto del cuore. Come negli anni '50.

Esiste un posto nel mio cuore dove si riparano con amore borse, cinture, scarpe e tutto quello che sia di pelle. Qui migliaia e migliaia di cose consumate, oggetti improbabili e malconci, scampoli e residui   rinascono a nuova vita dalle mani esperte degli artigiani cresciuti a pane e bottega, tra martelli e vernici.
L'attività è mandata avanti con passione da due generazioni, e ci lavorano circa tre famiglie venute dall'amata Sicilia in tempi di guerra e povertà, sulla scia di un giovane soldato chiamato alle armi che riuscì ad imbucarsi nella Marina per sfuggire alla trincea, e che cominciò a costruirsi una vita sullo Jonio e ad inventarsi un lavoro per la vita.
Nell'immediato dopoguerra era solo un piccolo buco buio, e dentro a quei portoni ottocenteschi scorrevano le vicissitudini di tante umili famiglie che dividevano una stanza in cinque o sei, avevano il cortile in comune e vivevano tutti come se fossero uniti da un solo destino.
Nel retrobottega e nei mezzanini, accanto ai letti, bollivano pentole di sugo dolce e friggevano padelle di melanzane per la pasta della Domenica, perché il profumo di quel lembo di terra lasciato anni prima non avrebbe mai abbandonato i sogni ed i ricordi di chi era andato a cercare fortuna altrove, tradendo intimamente il suo rapporto con il mare e quelle montagne aspre che vi si calavano a picco, un incantesimo che solo gli isolani sanno. E bisognava continuamente farsi perdonare, fare pace col passato, ricucire lo strappo.
Qualcuno nel frattempo se n'è andato, lasciando il suo vuoto: prima quel soldato della Marina, poi un giovane artigiano bravissimo a cucire cartelle di cuoio, che lasciava un segno distintivo su tutto quello che le sue mani creavano, e quanto rammarico a non averli neanche conosciuti. 
Recentemente se n'è andato anche il maestro calzolaio che ha visto nascere bambini ed invecchiare adulti, e che ho avuto il piacere di incrociare sul mio cammino. Anche se non era della famiglia di sangue, era davvero uno di loro. 

Le tracce di chi non c'è più sono visibili però, le loro presenze si avvertono, sono rimaste. Bisogna solo coglierle.
Ogni cosa parla di sé, ed io la sto ad ascoltare sempre volentieri, perché non vorrei perdere neanche una parola di quello che ha da raccontarmi.




Quel posto si trova a Taranto da più di sessant'anni. 
Ed io, che ormai lo sento mio, ogni volta m'incanto in quelle stanze, sbucando da corridoi e porticine, immaginando un luogo che non c'è più, eppure che è presente ovunque, in tutte le fibbie, nei rotoli di pelle colorata, nei lacci, nei chiodi, nei vecchi ferri del mestiere.


In questi giorni OceansTwo ha visite da quelle terre lontane.
Com'è bello averli qui, dividere con loro questo piccolo mondo diverso, svegliarsi di fronte ad occhi amorevoli la mattina, tornare a casa la sera e sentire il profumo delle cose cucinate con dovizia ed amore, l'odore di casa che ti avvolge e non ti lascia.

Vorrei che le giornate fossero infinitamente più lunghe.




10/07/2012

Jeff, you should've come over

Jeff Buckley se ne andò portato via dal Mississippi senza una ragione quel maledetto 29 Maggio 1997, quando aveva compiuto da poco trent'anni.
Mancano pochi mesi all'uscita del film sulla sua vita, "Mistery white boy", e Reeve Carney lo impersonerà.  Ho cercato questo perfetto sconosciuto su google e devo dire che un po' gli somiglia;  sarà difficile però rendere in poche decine di minuti una vita così intensa e struggente,  come la sua voce, ma spero vivamente che ci riescano, o che lascino almeno una bella sensazione in chi vedrà la pellicola.
Ed intanto oggi m'intristisco un po' perché penso a quella vita spezzata, difficile, tormentata, poi ascolto una delle mie canzoni preferite di sempre, che è proprio sua, l'ha scritta e musicata lui a 27 anni, e allora è come se fosse ancora qua.
Grazie Jeff. Perché hai saputo dire tra le altre cose "All my blood for the sweetness of her laughter".







Lover, you should've come over

Looking out the door I see the rain fall upon the funeral mourners 
Parading in a wake of sad relations as their shoes fill up with water 
And maybe I'm too young to keep good love from going wrong 
But tonight you're on my mind so you never know 

Broken down and hungry for your love with no way to feed it 
Where are you tonight, child you know how much I need it 
Too young to hold on and too old to just break free and run 

Sometimes a man gets carried away, when he feels like he should be having his fun 
And much too blind to see the damage he's done 
Sometimes a man must awake to find that really, he has no-one 


So I'll wait for you... and I'll burn 
Will I ever see your sweet return 
Oh will I ever learn 

Oh lover, you should've come over 
'Cause it's not too late 
[ Lyrics from: http://www.lyricsfreak.com/j/jeff+buckley/lover+you+shouldve+come+over_20070214.html ] 
Lonely is the room, the bed is made, the open window lets the rain in 
Burning in the corner is the only one who dreams he had you with him 
My body turns and yearns for a sleep that won't ever come 

It's never over, my kingdom for a kiss upon her shoulder 
It's never over, all my riches for her smiles when I slept so soft against her 
It's never over, all my blood for the sweetness of her laughter 
It's never over, she's the tear that hangs inside my soul forever 


Well maybe I'm just too young 
To keep good love from going wrong 

Oh... lover, you should've come over 
'Cause it's not too late 

Well I feel too young to hold on 
And I'm much too old to break free and run 
Too deaf, dumb, and blind to see the damage I've done 
Sweet lover, you should've come over 
Oh, love well I'm waiting for you 

Lover, you should've come over 
Cause it's not too late










01/07/2012

Lassù nella Sierra Nevada

Cinque giorni sulla vetta di Pico del Veleta, a più di 3.400 m nel Parco Nazionale della Sierra Nevada che sovrasta Granada. 
Il paesaggio è a tratti lunare, residui di neve sono incastonati nelle rocce alte e aspre tutt'intorno, mentre le ripide discese giustificano la stazione sciistica a valle.
La città giù bolle in un fuoco incessante; quassù l'aria è secca ed il cielo è limpido, il vento fortissimo a volte soffia a 120 Km/h, rendendo difficile la sosta all'aperto.
E me ne sto qui, nel mio esilio dorato, da dove il mondo e le sue stranezze appaiono lontani, e piccoli. Queste altezze liberano la mente da ogni pensiero indelicato.




Dopo la passeggiatina pomeridiana in assenza di vento (finalmente!), arriva la sera della finale di Euro 2012.
Che beffa: la guarderò in terra ostile, circondata da andalusi superconvinti che Casillas sia il portiere più forte eccetera eccetera. Ma non me la perderò, perché già ho perso quella contro l'Inghilterra in quanto ero in volo per Monaco, e quella con la Germania perché stavo arrivando a Granada e sono riuscita a vederne solo i venti minuti finali, spiando dentro un bar. Sarò davanti al mio pc in streaming con le mie brave cuffiette a sperare e tifare che il titolo non vada ai giallorossi. 
Sennò chi se li sorbisce altri tre giorni a questi?



26/06/2012

Cose di Bavaria

Eccomi nella ridente Bavaria per alcuni giorni a causa di impegni di lavoro.
Era un po' di tempo che mancavo dalla Crucchia, e ora devo dire che mi è tutto un po' più chiaro. Ad esempio, il latte con la densità del piombo è fatto apposta per compensare il caffè annacquato: mescoli il tutto e ottieni il beverone a densità umana. Mi resta da capire perché le bottigliette di acqua con etichetta "Extra still" contengano acqua frizzante: cosa conterranno quelle etichettate "Sparkling"?
E soprattutto, perché una frizzante bottiglietta di appena 0.70 cl costa attorno ai 4 euro?
Insomma, trovare dell'acqua da bere qua può essere un'impresa ardua davvero. In compenso i bicchieri da birra non li fanno più piccoli di 1 litro.



Poi parliamo di strade. 
L'allegra compagine (due italiani me compresa, due portoghesi e un californiano) giunge all'aeroporto di Monaco che è già notte. Gli italiani, reduci da malanni fuori stagione, semi-bardati per evitare spiacevoli ricadute, i portoghesi visibilmente assolati grazie al weekend da spiaggia, il solito ottimista californiano in maniche corte in una città freschina e con una simpatica pioggerellina.
All'uscita dell'aeroporto il piazzale è affollato da taxisti turchi. Il nostro, l'unico con un pulmino, giovane ed inesperto, traballante anche col tedesco (lasciamo stare con l'inglese...) comincia a sudare freddo quando capisce che non gli stiamo chiedendo di portarci nel centro città. I colleghi turchi si stringono a cerchio solidale intorno a lui, ognuno dispensando consigli e indicazioni, e dopo un quarto d'ora di consultazioni finalmente partiamo. C'è anche il navigatore a dargli una mano.
Dopo i primi quindici minuti in cui sembra che la strada presa sia quella giusta, ad un certo punto cominciamo a renderci conto che qualcosa non va. Il pulmino si perde nelle lande desolate e notturne della Bavaria, il navigatore ha fatto cilecca. Il giovane taxista contatta telefonicamente padri e fratelli, ma non ne viene a capo.
A proposito, apro una parentesi, così mi levo questo sassolino dalla scarpa. Checchè se ne dica, io odio i navigatori. Sono oggetti diabolici, perché ti fanno prendere strade improbabili che in situazioni normali di coscienza attiva non prenderesti mai, ti costringono a staccare il cervello, e a quel punto meglio dotarsi di pilota automatico e leggersi un libro on the road. Professo la mia assoluta fede verso mappe e cartine, assolutamente più affidabili, oltre che palestre per un minimo di attività cerebrale, che ormai nel quotidiano viene costantemente messa sotto scacco in nome di automatismi "facili".  Inoltre, davvero, ho sempre avuto esperienze negative con quegli aggeggi infernali: amici che si perdevano per strade deserte e sterrate, o che facevano giri in tondo delle città, gente che lo accende pateticamente per fare il solito tragitto casa-lavoro, o per percorrere in generale strade arcinote, e ora anche il taxista che brancola nel buio totale. Se non era per noi che guardavamo i cartelli nelle tenebre, era ancora lì a girare nelle campagne bavaresi. 
Ah, per la cronaca: il navigatore indicava esattamente la direzione opposta a quella corretta.

L'albergo dove alloggio è pieno di galli e uccelli vari impagliati, che ti osservano all'entrata e persino nella sala colazione, dall'alto dei loro nidi posticci. Brrr.
La metro puzza di quella sostanza con cui puliscono i binari con le travi di legno per difenderli dagli attacchi dei parassiti: la mattina è un toccasana respirare quei miasmi, e portarseli addosso per ore sui vestiti, e, cosa che odio ancora di più, nei capelli. E i miei assorbono tutte le puzze del mondo.
E poi...stamattina ho visto il solito crucco con le sue brave Birkenstock e i calzini (marroni però) ai piedi. Certo che alcuni  luoghi comuni sono davvero difficili da sfatare, se ti si ripropongono puntuali nella realtà.








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