23/08/2012

Heartbeats

Oggi mi sento così, come quelle palline di colore che inondano una città di luce che può essere sull'Atlantico o sul Pacifico, poco importa.
Ho amato questo pezzo da subito, perché mi infonde speranza, mi trasmette una delicatezza ed una pace incredibili.
Ho amato questo video da subito, ancor prima di visitare quei luoghi, quando li potevo solo immaginare,  quando le salite e le discese, il blu ed il bianco mi sapevano tanto di Lisbona.
E poco importa che sia una pubblicità, se è la più bella che io abbia mai visto.
Oggi sono una pallina colorata.







                                                   




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19/08/2012

Minuetto delle cose che mi mancano

E così finisce un mese di emozioni intense. Prima la visita della famiglia da Taranto, poi quella dell'amica di sempre col suo ragazzo che mi ha dato una gioia immensa nel venirmi a trovare, finalmente. E come sono stata felice di sapere che anche lei è rimasta conquistata da questo Paese e da questa città, è come se ora fosse ancora di più insieme a me nella mia vita quotidiana, anche se la distanza impietosa ci divide. 
Infine la visita di altri due amici del paesiello, di quelle amicizie che nascono nell'adolescenza e non finiscono mai. Non conta quanto ci si veda con loro, sappiamo di esserci e questo ci basta.

E quindi, in balia di nostalgie antiche, scrivo il minuetto delle cose che mi mancano. Sperando che la nostalgia vada via presto, come la nebbia sul ponte che è passata ieri.




Il profumo del sugo la Domenica appena sveglia.
La voce di mia nonna che mi chiamava su per le scale di casa.
La zeppola con lo zucchero a colazione nelle mattine d'estate a Paestum, prima di andare in spiaggia.
Le albe bolognesi che ci sorprendevano instancabili.
Il sapore del mosto  nella cantina di mio nonno quando si vendemmiava.
I tramonti di fuoco sui colli senesi.
I pomeriggi coi miei cugini, e poi il sabato sera tutti in pizzeria.
I giochi nel quartiere, ed eravamo tutte femmine.
La sensazione di libertà quando andavamo in macchina senza meta.
I pomeriggi e le sere a San Donato ad ammirare la calma della campagna d'estate.


Dedicato a tutti quelli che hanno vissuto insieme a me queste cose.





05/08/2012

I diari della Costa Vicentina/2

E così sono tornata in città. 
Quello che ho visto in questi sette giorni è difficile da descrivere, a volte desistevo anche da fare delle foto, perché mi sembrava impossibile cogliere il Tutto. Ad esempio, seguendo un cartello che indicava un negozio di musica e prodotti bio in direzione di una stradina secondaria, una volta siamo arrivati ad una casina spersa nel nulla, davanti al quale un uomo visibilmente non portoghese era ricurvo su alcuni pezzi di legno, intento nel dar forma a qualcosa, che quando ci ha visti ha chiamato qualcuno in tedesco. Dal retrobottega è apparsa una donna radiosa, cha abbiamo scoperto essere originaria di Colonia, e che dieci anni fa insieme al suo uomo decise di lasciare tutto e trasferirsi laggiù, in mezzo al nulla. Per lei quella è la vita vera, diceva di essere rinata dopo aver cambiato aria.
La casa era bellissima, interamente ristrutturata da loro mantenendo per quanto possibile i materiali originali: cotto a terra, porte in legno rosso, travi a vista. In un angolo del soggiorno tenevano esposta la merce: alcune chitarre, che l'uomo ama suonare, e poi tisane, salse, farine, prodotti per il corpo. 
Il mio bottino è stato un sacchetto di farina per preparare i falafel, che adoro, con cui spero di cimentarmi presto.
Quando mi capita d'imbattermi in persone che fanno scelte così radicali, soprattutto se legate al luogo dove si vive, ne sono sempre molto colpita. La faccenda esercita su di me un certo fascino, e in fondo al cuore sento che potrei essere felice anch'io in quel modo, ma poi sovviene una valanga di sovrastrutture del pensiero a ricordarmi che a me piace la città, che sento di dover fare ancora mille cose urbane, e il fascino diventa meno reale. Però...

In questi giorni poi ho visto il colore rosso della terra, l'oceano impetuoso infrangersi sugli scogli, le onde, i surfisti d'ogni parte del mondo girare coi loro furgoncini hippie, uomini di paese sulle loro moto anni '60, porticcioli dimenticati,  ho sentito l'odore della salsedine e delle piante endemiche, tantissime e curiosissime, ho visto la marea abbassarsi fino a ritirare l'acqua di cento metri, per lasciare emergere sentieri e tunnel di scogli da percorrere a piedi per sentirsi un puntino piccolo in mezzo alle rocce ricoperte di milioni di patelle. E non poterne prendere neanche una!

Tutto questo ho visto, e anche di più. 





Casette tutte uguali, bianche coi contorni blu delle finestre e delle porte. Le mie preferite sono quelle con gli infissi rossi. Un cromatismo eccezionale.



Sono tornata carica, anche ispirata culinariamente, e spero di saper cogliere appieno questa bella ispirazione.
Per ora vado a metter su le mafaldine con basilico e pomodorini, il basilico del mio balcone, i pomodorini comprati ieri sera da un contadino simpaticissimo, che, facendoceli assaggiare, ha detto che dopo non avremmo più avuto bisogno di cenare. Pomodorini dolci e succosi, che a Lisbona non si trovano neanche a piangere in turco. Pomodorini veri!

Grazie Alentejo, ormai lo so che ci rivedremo presto.







30/07/2012

I diari della Costa Vicentina/1

E così, dopo dieci giorni in compagnia, OceansTwo ritornò alla routine lisboeta. 
Ma ancora per pochi giorni, perché la settimana di ferie si avvicinava, nella natura del Parque do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, una regione che comincia ad un paio d'ore a sud di Lisbona, offrendo un centinaio di Km di costa assolutamente selvaggia. 

Con questo post inauguro dunque i diari della Costa Vicentina 2012, per immortalare momenti di quest'estate, che per me in pratica comincia solo ora. Saranno post brevi, in cui lascerò parlare le immagini. Perché è questa l'essenza del Parco: natura allo stato puro. Le spiagge sono incastonate tra le rocce, oppure nascoste tra le dune sabbiose, alcune si rivelano subito, altre bisogna meritarsele, ma lo sforzo viene più che ripagato. 




Non ci si stancherebbe mai di cercarne un'altra, l'ennesima meraviglia, per lasciarsene conquistare ed eleggerla a spiaggia della vita.







17/07/2012

Un posto del cuore. Come negli anni '50.

Esiste un posto nel mio cuore dove si riparano con amore borse, cinture, scarpe e tutto quello che sia di pelle. Qui migliaia e migliaia di cose consumate, oggetti improbabili e malconci, scampoli e residui   rinascono a nuova vita dalle mani esperte degli artigiani cresciuti a pane e bottega, tra martelli e vernici.
L'attività è mandata avanti con passione da due generazioni, e ci lavorano circa tre famiglie venute dall'amata Sicilia in tempi di guerra e povertà, sulla scia di un giovane soldato chiamato alle armi che riuscì ad imbucarsi nella Marina per sfuggire alla trincea, e che cominciò a costruirsi una vita sullo Jonio e ad inventarsi un lavoro per la vita.
Nell'immediato dopoguerra era solo un piccolo buco buio, e dentro a quei portoni ottocenteschi scorrevano le vicissitudini di tante umili famiglie che dividevano una stanza in cinque o sei, avevano il cortile in comune e vivevano tutti come se fossero uniti da un solo destino.
Nel retrobottega e nei mezzanini, accanto ai letti, bollivano pentole di sugo dolce e friggevano padelle di melanzane per la pasta della Domenica, perché il profumo di quel lembo di terra lasciato anni prima non avrebbe mai abbandonato i sogni ed i ricordi di chi era andato a cercare fortuna altrove, tradendo intimamente il suo rapporto con il mare e quelle montagne aspre che vi si calavano a picco, un incantesimo che solo gli isolani sanno. E bisognava continuamente farsi perdonare, fare pace col passato, ricucire lo strappo.
Qualcuno nel frattempo se n'è andato, lasciando il suo vuoto: prima quel soldato della Marina, poi un giovane artigiano bravissimo a cucire cartelle di cuoio, che lasciava un segno distintivo su tutto quello che le sue mani creavano, e quanto rammarico a non averli neanche conosciuti. 
Recentemente se n'è andato anche il maestro calzolaio che ha visto nascere bambini ed invecchiare adulti, e che ho avuto il piacere di incrociare sul mio cammino. Anche se non era della famiglia di sangue, era davvero uno di loro. 

Le tracce di chi non c'è più sono visibili però, le loro presenze si avvertono, sono rimaste. Bisogna solo coglierle.
Ogni cosa parla di sé, ed io la sto ad ascoltare sempre volentieri, perché non vorrei perdere neanche una parola di quello che ha da raccontarmi.




Quel posto si trova a Taranto da più di sessant'anni. 
Ed io, che ormai lo sento mio, ogni volta m'incanto in quelle stanze, sbucando da corridoi e porticine, immaginando un luogo che non c'è più, eppure che è presente ovunque, in tutte le fibbie, nei rotoli di pelle colorata, nei lacci, nei chiodi, nei vecchi ferri del mestiere.


In questi giorni OceansTwo ha visite da quelle terre lontane.
Com'è bello averli qui, dividere con loro questo piccolo mondo diverso, svegliarsi di fronte ad occhi amorevoli la mattina, tornare a casa la sera e sentire il profumo delle cose cucinate con dovizia ed amore, l'odore di casa che ti avvolge e non ti lascia.

Vorrei che le giornate fossero infinitamente più lunghe.




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