19/05/2011

2nd chorus: in the company of best friends there is never enough wine

Come non essere d'accordo con Kerouac. Ma a North Beach, nato come il quartiere italiano della città, il vino certo non manca. Numerosi caffè e ristoranti propongono menù che spaziano dalle pappardelle alla lepre toscane alla caponata siciliana (i piatti non li ho assaggiati, ma ho notato che sono scritti correttamente nella carta, ed è un buon segno). Ma c'è anche altro: negozi di artisti locali che propongono le magliette dai marchi più svariati (come ad esempio "SanFranpsycho"), negozi di dischi e strumenti musicali, boulangeries dove gustare ottimi dolci a colazione (di mattina non ce la posso fare con le famose scrambled eggs che qui impazzano).

   

A Washington Square di buon mattino (a causa del fuso i primi giorni ero per strada già alle 7) ci si imbatte in gruppetti di cinesi attempati che praticano il tai chi. E poi è il quartiere beat, dove sono passati tutti, da Kerouac a Ginsberg, da Cassady a Burroughs, a Ferlinghetti, storico editore che ha fondato la City Lights Books, dove, va da sè, ho speso una buona mattinata, mentre il vecchio Lawrence si aggirava tra gli amati scaffali. Chiaramente ne sono uscita col bottino: una copia di "Howl and other poems"di Ginsberg, manifesto beat edito coraggiosamente da questo editore negli anni '50 e che gli costò la censura e anche un processo per il contenuto giudicato osceno del poema (processo che poi finì con l'assoluzione).



Ci si incontrava tra un bicchiere e l'altro al Vesuvio Cafè, un locale dove sembra davvero che ad un tavolino ci si possa ancora imbattere in qualche protagonista di quella fortunata stagione.



La città è tutta un meraviglioso saliscendi, che produce spettacolari panorami. Uno di questi si vede dalla Coit Tower che è il simbolo di North Beach.

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